Emanuele

Emanuele-SabriDicono che in un blog sia meglio parlare un po’ di se. Credo sia giusto: anch’io, quando leggo articoli in giro per il web (ma anche sui giornali) vorrei sapere qualcosa di chi li ha scritti. Soprattutto se, come nel caso di un blog, si entra in casa di qualcuno… Ma questo non è proprio un blog.

Scrivo da oltre vent’anni e le prime cose che ho messo sulla carta, a parte qualche poesia ai tempi delle superiori e i temi in classe, sono state di cinema. La prima delle tante passioni che poi ho lasciato in sospeso. Da un bel po’ per lavoro ho iniziato a scrivere di turismo, all’inizio guide, e mi sono accorto che no, non erano le classiche guide che volevo fare, con il copia e incolla dei testi sui monumenti importanti, quelli di cui si trova sempre tutto. Mi interessavano i luoghi meno noti, quelli che spesso chi ci vive vicino nemmeno sa che ci sono, che magari non sono visitabili facilmente, che nessuno pensa che abbiano un valore turistico… E le persone e ciò che fanno, non solo i cibi “tipici” ma quello che mangiano veramente il giorno di festa, il modo in cui fanno le cose e il perché. E tanto altro.

Mi ha affascinato, ad esempio, una vecchia fornace non ancora dismessa che, ancora oggi, fa i mattoni come cento anni fa, e a benedire l’accensione del fuoco, a settembre, che cuocerà definitivamente tutti i mattoni fatti a mano e lasciati asciugare al sole durante l’estate, ci va ancora il parroco… non è un evento? Nessuno lo sa. Io vorrei andarci.
È un esempio, si può andare più in là: cos’è che dà realmente valore a un territorio e lo rende interessante, a parte i Colossei, le torri di Pisa, i quadri di Michelangelo e le spiagge smeraldine? Perché, io credo, c’è un turista che si interessa delle curiosità, non solo della spiaggia… e se vi fossero più proposte, educazione, abitudine, forse sarebbero la maggioranza… perché tur-ista è colui che fa un “tour”, lontano mille miglia ma anche solo fuori porta! Sennò, che tur-ista è? Ecco perché mi permetto, qui, di suggerire itinerari e visite, accostando magari chiesette a cantine, ville a fiere del buon cibo. Perché tutto ciò che può interessare, invitare a uscire, fare cultura, è turismo. È un luogo di interesse, un punto tappa.
Se poi trovate nomi e cognomi, non preoccupatevi: non ho ricevuto un soldo, forse un buon bicchiere. Ma siccome sono le persone che fanno un territorio (oltre alla natura e quindi la mano del buon Dio, e anche gli uomini sono creature!) con le loro vite e il loro lavoro, trovo giusto parlare di loro e dire chi sono. Naturalmente se credo che quello che fanno sia buono, interessante per tutti, e il mio post-articolo non diventa mera pubblicità, che mi fa piacere comuqnue fare a chi lo merita, ma uno stimolo ad altri a fare altrettanto.

Allora, che altro dirvi di me? Vi ho detto poco o nulla. Non importa, aggiungerò qualcosa appena posso. Ho la barba, la raso a zero solo il giorno dell’epifania e per il resto dell’anno rimane. Non chiedetemi perché quel giorno. Lo sappiamo io e mia moglie, ma forse più lei di me. Abito a Padova ma non di rado vado a Roma, dove spero sempre di trovare un’amatriciana ad accogliermi (ma non succede mai) e capito anche in Calabria, dove tutto il vino nero si chiama Cirò, per definizione, che lo sia o no. (D’altra parte, nel Veneto ormai mi aspetto di sentire chiamare Prosecco anche una bottiglia di Ferrari…). Giro soprattutto per la mia regione ma se posso anche altrove. Ho creato io Tracciati, ma c’è chi mi aiuta.

Adesso basta: siate turisti tutti i giorni, nella strada da casa al lavoro, che ogni giorno può essere diversa, perché cambia il tempo e le stagioni, cambiano le persone che incontrate e le auto a cui suonate il clacson (smettetela, il più delle volte è solo inutile rumore in più…) e soprattutto… ogni giorno siete diversi voi.

Buon tour, Emanuele