Le “Memorie di prigionia” di Luigi Marchetti

Internato militare, anni 1943-45. Prefazione di Mariangela Lando

Un anno e otto mesi di prigionia, un mese e mezzo per il rientro. Questa l’odissea vissuta da Luigi Marchetti, padovano, classe 1923, durante la Seconda guerra mondiale. Militare a Pola e poi Karlovac, è in quest’ultima città allora Jugoslavia, oggi Croazia, che viene colto assieme ai suoi commilitoni dall’8 settembre 1943, Quindi l’arresto, il trasferimento in Germania stipati in 40 per ogni vagone merci, la schedatura nel campo Stalag IV B e infine la destinazione: il campo di lavoro a Radeberg, nei pressi di Dresda.

Nel maggio 1945 l’esercito russo in avanzata costringe le truppe tedesche alla ritirata e i prigionieri sono liberi; nel frattempo, Marchetti ha patito la fame, subito angherie, lavoratoduramente, e ha assistito al terrificante bombardamento su Dresda; ha vissuto condizioni dure ma, paragonate ai campi di concentramento – della cui esistenza ha saputo solo alla fine degna guerra – si ritiene fortunato. E ulteriormente baciata dalla buona sorte la sua famiglia, che ha avuto quattro fratelli in guerra, tutti rientrati sani e salvi, uno persino dalla campagna di Russia.

Il ritorno, dopo varie peripezia, su un camion della Croce Rossa, lo porta a suonare al campanello di sua madre, invia del Seminario a Padova, alle tre del mattino del 22 giugno 1945: giorno del suo onomastico e del compleanno materno.

Scrive Marchetti, che con grande lucidità verga le sue pagine subito, nei giorni successivi al rientro, proprio per non dimenticare i particolari:

Dedico questo racconto dell’infausto evento storico ai commilitoni amici, compagni di sventura, che possono oggi rievocare e meditare sulla beffa riservataci dall’allora avverso destino, ma soprattutto vuole essere un doveroso e riverente pensiero ai più sfortunati giovani militari che in obbedienza ad un preciso dovere, quello di rispondere indiscutibilmente all’appello della Patria, partirono per la tragica avventura della guerra senza mai ritornare, sopportando prima di morire inaudite umiliazioni, sofferenze crudeli e torture di ogni genere, oppure tornarono spenti, violentati, ombre di loro stessi.

Prezioso l’inquadramento storico di Mariangela Lando che apre il volumetto di 112 pagine, illustrate da disegni dello stesso autore, e coglie anche lo spirito di questo ultranovantenne che non vuole che si perda la memoria di quanto ha vissuto:

Marchetti, con dettagli ancora nitidissimi e per sempre scolpiti nella sua memoria, narra il suo tragico trasferimento in Germania, la prigionia nei vari “lager”, fino alla disfatta del terzo “Reich” e il rimpatrio. Narra la sua storia con semplicità e intelligenza d’animo, con lo spirito di chi è consapevole di aver vissuto un periodo assurdamente fuori dai connotati normali della ordinaria quotidianità.

Il volume si chiude con poche ma tremende pagine trascritte da alcuni fogli che Marchetti dice di avere trovato in terra durante i ritorno, firmate da un certo Orfeo Zampiron. Descrivono la vita nei “campi di disciplina” dove erano inviati, in punizione, prigionieri ribelli ma anche detenuti politici, partigiani e ebrei non subito giustiziati; campi dove era più facile morire di fatica e per le condizioni disumane, che uscirne vivi. In uno di talli campi furnono inviati tre compagni di lavoro di Marchetti: non ne tornarono più.

Luigi Marchetti Memorie di prigionia Tracciati editore, 2020 Euro 13,00 pag. 112

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