Il monastero della Visitazione in Padova

Dal 2014 il monastero della Visitazione in Padova non è più tale. Le monache Visitandine, proprietarie del grande complesso religioso, rimaste meno di una decina, si sono trasferite in un luogo più consono. Rimane così nuovamente disabitato un sito che già nell’Ottocento, soppresso dai napoleonici e venduto a privati, subì l’abbandono e l’inevitabile rovina: non si ripeterà oggi la stessa storia ma sapere che tale ricchezza di storia e di spazi è deserta crea un po’ di sconcerto.

Il simbolo degli Olivetani scolpito nel capitello di una colonna

Il monastero si trova in riviera San Benedetto (civico 80) e le sue origini risalgono al secolo XIII, al tempo del beato Giordano Forzatè. Priore del monastero di San Benedetto (detto poi “Vecchio”), nel 1224 fondò la congregazione dei “monaci albi padovani” che adottò la regola benedettina e si caratterizzava per la veste bianca e la fedeltà al vescovo locale. Era inoltre aperta, come a San Benedetto, alla convivenza in spazi separati ma all’interno dellostesso monastero di monaci e monache. In molti casi questa convivenza iniziò a creare problemi di ordine non solo morale ma anche “politico” (in particolare, le monache mal sopportavano una guida maschile, soprattutto nel caso frequente in cui erano in grande maggioranza). Ecco perché già nel 1259, così come fecero molti altri, il monastero di San Benedetto – che contava 50 monache e solo 7 monaci  – venne lasciato alla parte femminile e i monaci maschi ne costruirono uno praticamente attiguo con il titolo di San Benedetto Novello. Nel 1267 la nuova chiesa era già consacrata.
Dopo un periodo di decadenza, nel 1442 il monastero fu affidato ai monaci Olivetani che gli ridiedero lustro e lo ricostruirono nelle attuali forme assieme alla chiesa. Una lapide fronte strada ricorda come nel 1566 nello stabile abbia dimorato Torquato Tasso. Il 25 aprile 1810, per decreto napoleonico, anche il monastero di San Benedetto Novello fu soppresso e messo in vendita. Lo acquistò la nobile famiglia Zigno, che lo smembrò per farne abitazioni. La chiesa fu  in parte demolita e l’intera area andò incontro a un grave degrado.

Uno dei corridoi al piano nobile del monastero

Si arriva quindi al 1890, anno in cui, per interessamento del vescovo Giuseppe Callegari, vi si poterono trasferire le monache della Visitazione  (o Visitandine) – giunte nel 1839 in città e sfrattate dalla loro sede di via Belzoni a causa dei ulteriori soppressioni dovute stavolta al neonato Stato italiano – dopo che il complesso era stato acquistato da nuovi privati e ristrutturato.
Le Visitandine sono un ordine di clausura fondato nel 1610 da Francesco di Sales e Giovanna Francesca di Chantal ad Annecy, in Francia. Giunsero a padova da Modena per l’iniziativa di frate Francesco Peruzzo, antoniano, e di alcune nobili ex religiose che erano state costrette alla vita secolare dopo le soppressioni e che desideravano tornare alla vita claustrale.

Se nulla o quasi rimane dell’antico monastero medievale, delle strutture cinquecentesche oggi sopravvivono l’elegante chiostro porticato e alcuni grandi ambienti. Suggestivi sono in particolare  i lunghi corridoi al piano superiore su cui si affacciano le celle delle monache, ognuna della quali dedicata a un santo. Le opere d’arte sono state rimosse e poste in sicurezza, ragione per cui gli ambienti importanti come il refettorio e il coro appaiono spogli: degni d’interesse appationo alcuni altari e il grande portale in pietra dipinta, datato 1569, all’ingresso del corridoio pricipale del primo piano. Suggestivo è il chiostro, oltre che per l’architettura rinascimentale anche per le numerose piante e un roseto.
L’attigua chiesa di San benedetto nuova, oggi officiata dalla Chiesa greco-cattolica (ingresso dal civ. 80), fu riconsacrata nel 1894 e conserva tele di Pietro Pajetta.

Il monastero apre le porte in via eccezionale il  25 e 26 maggio 2019 come tappa della rassegna di visite «Case mai viste», promossa dalla diocesi di Padova nell’ambito del progetto “Mi sta a cuore” per raccogliere fondi e risorse per il restauro di alcune opere scultoree.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.