Bar Ai Trani di Padova (foto Google Streetview)

Trani e Malvasie… insomma, osterie!

Confesso che questo approfondimento, realizzato consultando qualche sito web e qualche volume della mia biblioteca, mi è stato suggerito dal passaggio di un libro sulle tradizioni venete che accennava ai vini di Verona e di Trani consumati dai padovani di un tempo. Vini di Verona, ok …ma di Trani?  E ho pensato subito a uno storico bar padovano, in via Dante, chiamato proprio “Ai Trani”. E a Rovigo c’è in via Cavour un’osteria che si chiama con lo stesso nome, una delle più note del capoluogo polesano, che l’anno scorso ha vinto il premio “Baccalando”, legato al Festival triveneto del baccalà, quello per il miglior “cichéto” (stuzzichino) a base di baccalà accompagnato a un aperitivo. E nel milanese “Trani” è sinonimo di osterie. Perché questo stesso strano nome in diverse regioni e province? C’è un nesso col vino e con la città pugliese di Trani, di cui è noto in particolare il Moscato reale?

Un giro su internet e si viene a sapere del commercio proficuo che i veneziani facevano del vino di Trani, particolarmente apprezzato tanto che a un certo momento ne fu contingentata l’esportazione. In modo analogo, il nome del vino delle isole greche era importato con il nome di Malvasia (forse dall’isola di Monenvasia) è finì per diventare a Venezia un sinonimo di osteria: vuoi vedere che così è accaduto, in misura minore, anche per il vino pugliese? Di certo la spiegazione è valida per il territorio milanese, dove “trani” è ancora oggi sinonimo di osteria: ma qui mi pare di capire che c’entrano poco i veneziani, perché l’uso del termine sembra sia più tardo e abbia avuto origine solo nell’Ottocento. Sempre su internet – quindi non ci metto la mano sul fuoco – si trovano un paio di versioni leggermente divergenti che parlano l’una di un blocco alle esportazioni dei vini pugliesi verso la Francia che provocò l’apertura di un nuovo mercato in Lombardia, l’altra dell’uso di tagliare il vino locale con quello meridionale, più alcolico e corposo. Le osterie che vendevano il vino pugliese, quindi, vennero chiamate Trani. Entrambe le versioni avranno il loro fondo di verità, non sono in contrasto.

ai-Trani-Rovigo2Ma torniamo ai due locali veneti, di Padova e Rovigo: ebbene, il nome di Trani è da accostare  alla storia delle antiche Malvasie veneziane o invece a quella delle osterie ottocentesche milanesi? Non ho risposta. Per il locale rodigino (www.osteriaitrani.it) però, più che all’epoca delle Malvasie sembra che sia sufficiente risalire ai tempi e alle origini dei Trani lombardi, almeno stando a quanto ci racconta uno degli attuali gestori, Andrea Conforto, che ci conferma come l’osteria esista da un centinaio di anni e sia stata fondata da una famiglia pugliese arrivata nel Veneto e che evidentemente serviva il vino delle proprie zone di origine. Per il locale di Padova non saprei, se avrò novità aggiornerò l’articolo.

Concludo  con un paio di considerazioni: la prima riguarda il termine stesso “osterie”, oggi di nuovo in auge ma spesso utilizzato da locali, anche nuovi, che poco hanno a che fare con l’antica tradizione. Poco male: anche la lingua si adatta, non servirebbe però  un po’ di ordine per capire cosa sia osteria e cosa no?  Il prezzo, il servizio, il tipo di cibo… cosa differenzia un’osteria odierna da un ristorante? Questo però è un altro argomento: anche in passato le osterie non erano tutte uguali. C’erano luoghi di sola mescita di vino e questo forse giustificava che prendessero nome dal prodotto da loro proposto in prevalenza (così come chiamiamo piadineria il chiosco che serve solo piadine). E, fino all’Ottocento, il vino era noto quasi esclusivamente per la provenienza geografica più che per i vitigni: il vino di Bordeaux era “Bordeaux”, non Cabernet o Merlot!

Una seconda considerazione: il vino, fino almeno al Settecento, piaceva soprattutto dolce. I passiti imperavano, le bollicine non esistevano nemmeno. Oggi invece il gusto sembra preferire il secco e c’è chi pensa che si andrà anche verso una maggiore acidità: ma intanto le bevande più trangugiate sono bibite zuccherine… anche gli aperitivi sono dolci, i prosecchi che vanno per la maggiore sono extra dry. I vini delle isole greche che arrivavano a Venezia erano anche dolci, e così lo era, credo, il vino di Trani. Vini talmente zuccherini che potevano mantenere una certa amabilità pure in presenza di un carico alcolico ben più elevato di quello raggiungibile dai vini padani, dove il clima (meno caldo di quello odierno) non permetteva una maturazione delle uve paragonabile a quelle del sud. Ecco perchè, soprattutto i rossi pugliesi e siciliani, erano utili a tagliare i ben più acidi, meno strutturati e poco alcolici vini padani.

(Foto in alto: Bari ai Trani di Pdova, da Google Streetview in attesa di andare a farla di persona; foto a centro pagina: osteria di Trani di Rovigo, tratta dalla pagina Facebook del locale su permesso dei titolari)

 

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