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Un’alternativa alla barrique? L’argilla di Clayver è una proposta seria

di Emanuele Cenghiaro

«Clayver si propone come un’evoluzione del concetto di anfora in terracotta e come una delle più valide alternative alla barrique». Così affermano i titolari di questo originale contenitore per il vino e sembra proprio di dovergli dare ragione. Il tempo dirà invece se la scommessa sarà stata vinta, ma non confondiamo: non si tratta di riportare in auge le antiche anfore nè tantomeno di rimpiazzare le tradizionali barrique. La proposta è diversa e si rivolge alle aziende che intendono affinare il proprio vino unendo i vantaggi della barrique (scambio di ossigeno) ma senza fare acquisire al prodotto il sapore del legno.

Si potrebbe dire: tutto qui. Ma è questa, pare di capire, la rivoluzione. Tra contenitori in acciaio e quelli in legno, l’alternativa ora c’è e potrebbe esserci uno spazio, se di nicchia o enorme ancora non è dato sapere. Il mercato, i costi, i gusti e tanti altri fattori potrebbero espanderlo  o limitarlo. Per il momento i dati sono assolutamente positivi: giunto sul mercato nel 2014, dopo una opportuna fase di studio e sperimentazione, Clayver in meno di due anni è già utilizzato da 105 produttori, per lo più in Italia ma con richieste arrivate anche da Stati Uniti, Canada, Australia e Sud Africa. E da poche settimane (luglio 2016) è entrato in funzione, nella sede di Vado Ligure (Savona), un nuovo impianto di produzione con un forno di maggiori dimensioni che permette una produzione quattro volte superiore.

clayver-sociCos’è, quindi, Clayver: un contenitore di forma sferica, realizzato in gres porcellanato, studiato per la vinificazione e soprattutto per l’affinamento del vino. Punto di forza è il materiale con cui è costruito, un particolare gres lavorato secondo un procedimento ideato e messo a punto dall’azienda savonese, che risulta essere molto più performante della terracotta, impermeabile, senza i problemi di assorbimento e di perdita di prodotto tipici dell’argilla. Un materiale però dotato di una microporosità che permette uno scambio gassoso con l’esterno, molto più ridotto rispetto al legno, ma tale da consentire un’evoluzione nel vino. Con il vantaggio già citato, per chi ritiene che sia tale, di non cedere sostanze aromatiche. Il costo iniziale per ora è più elevato di quello di una barrique ma in futuro potrebbe calare e comunque si recupera nel tempo: se la barrique dura qualche anno, la botte di argilla ha una durata sulla carta molto più lunga.

Non ci interessa addentrarci in questioni più tecniche, ma stare a vedere. Abbiamo già potuto degustare i primi vini e il risultato non è dispiaciuto ai convenuti. Soprattutto, nulla faceva pensare che il prodotto fosse stato realizzato con mezzi diversi da quelli in uso tradizionalmente. «Non sa di Clayver», affermano ancora i titolari con orgoglio. E questo è un vantaggio, per ora, per chi non cerca che questo. Chissà se non potrebbe esserlo di più quando, fatte le dovute prove, sarà possibile confrontare lo stesso prodotto affinato in legno, acciaio e Clavyer, e si potrà capire se anche per il palato potrà esistere un nuovo stile di bere non barricato ma “gres porcellanato”.

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