De-Bacco

Marco De Bacco e il vino in Valbelluna

Sono pochi ma ci sono anche oggi i viticoltori nella vallata tra Feltre e Belluno, una zona dove in passato la coltivazione della vite era un’attività diffusa e importante per l’economia locale, quando gran parte del vino prodotto era esportato alla corte Asburgica per le sue grandi caratteristiche di conservabilità. Tra i più noti produttori attuali vi è l’azienda De Bacco che si trova a Seren del Grappa (www.debacco.it).
Si può far vino anche in Valbelluna?
«Si può fare – spiega il titolare, Marco De Bacco – ma soprattutto si faceva. Fino agli anni Venti del ’900 gli ettari vitati nel feltrino erano oltre mille nell’area della viticoltura storica, quella che parte da Feltre, passa per Fonzaso e Arsiè e arriva a fino a Fastro, ai confini con le province di Trento e Vicenza».
In territorio montano quali varietà potete coltivare?
«La maggior parte dei vigneti si arrampicano sulle pendici delle nostre montagne, ai piedi delle Dololomiti, con pendenze che arrivano al 60-70 per cento. Coltiviamo per lo più varietà tradizionali, autoctone, che abbiamo recuperato: ovvero pavana, gata, biancheta fonzasina. Abbiamo avuto la grande fortuna di possedere un piccolo vigneto di famiglia di appena duemila metri quadri dal quale abbiamo potuto selezionare, anche grazie all’istituto di Conegliano, le varietà storiche e da lì siamo potuti partire per recuperarle».
I vostri vini hanno nomi particolari, come Saca, Jenia, Vanduja, Cuss… Quali sono quelli più particolari?
«Saca e Vanduja sono gli autctoni per eccellenza. Vanduja è un uvaggio di pavana e gata, un rosso molto importante con rese molto basse: sono solo vigneti nella zona del feltrino, conoidi fortemente ghiaiosi dove la fertilità è molto bassa e la resa non supera mai i 30 o 40 quintali per ettaro. Gli acini vengono selezionati a mano in vigneto e dopo la fermentazione il vino fa un passaggio di due mesi in barrique. Saca invece è l’eccellenza tra i bianchi autoctoni, uno spumante da uva biancheta, una varietà coltivata nel feltrino fin dal ’500 e recuperata nei vigneti storici di Mugnai e Fonzaso. È un  metodo charmat molto particolare che fa 90 giorni di autoclave».
De-Bacco2I cambiamenti climatici stanno permettendo la viticoltura a quote più elevate: avete notato differenze anche nei vostri vigneti?
«Un dato che ci fa riflettere è che la vendemmia 2015 è stata per noi strepitosa, soprattutto per i rossi. Abbiamo ottenuto gradazioni zuccherine che poche volte si erano viste. Questa fase è per noi certamente favorevole. L’unico aspetto negativo è che in alcuni casi possiamo soffrire di carenze idriche che in passato non erano mai state un problema. Su terreni poveri e ghiaiosi, qualche stress idrico si è visto».
I suoi colleghi sono pochi ma ci sono. Come si stanno muovendo?
«Ci sono due situazioni di viticoltura nel bellunese. Quella del feltrino, legata alla viticoltura storica, sta operando più che altro con varietà tradizionali recuperate e solo in minima parte sta sperimentando le varietà internazionali. Nel resto della Valbelluna si sta invece spingendo molto su quelle che sono le basi spumante, dal pinot al prosecco. È una viticoltura molto diversa, perché cerca superfici grandi per la produzione di queste basi spumante, mentre nel feltrino si fatica ad accettare questo modello anche perché la morfologia del territorio non lo consente, con appezzamenti molto piccoli e in forte pendenza».
È la stessa morfologia che vi porta a scelte particolari? Rese basse abbiamo detto, ma anche vendemmia a mano, lotta integrata e così via.
«Sicuramente. Si pensi che la notra superficie aziendale è di quasi nove ettari, ma sparsi su quaranta chilometri. Tanti appezzamenti di piccoli dimensioni, dove anche la difesa fitosanitaria va ottimizzata per ridurre al minimo i trattamenti».
Il consumatore apprezza?
«Il consumatore negli ultimi anni sta cominciando ad apprezzare questi prodotti di nicchia che si staccano dagli altri di massa. A alungo termine la nostra scelta sembra stia dando i suoi frutti».

(Quest’articolo è uscito anche su La Difesa del Popolo del 4 aprile 2016)

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