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Vino è donna! Lo pensano le vignaiole dei Colli Euganei

di Emanuele Cenghiaro

Se fino a qualche tempo fa il mondo del vino era essenzialmente maschile, oggi non solo le donne vi si accostano senza timori reverenziali – pare che negli Usa il vino sia comprato per lo più da donne – ma crescono le imprenditrici attive in questo campo. Dalle sommelier alle enologhe agli aspetti commerciali, le donne in cantina si occupano di tutto. Abbiamo incontrato tre “vignaiole” il 6 marzo 2016 alla rassegna “Vino è donna” a Carbonara di Rovolon.

A favorire l’avvicinarsi delle donne al vino è forse la modalità con cui oggi si beve il nettare di Bacco: qualità e non quantità, degustazione. «In realtà l’interesse per il mondo del vino sta crescendo sia tra gli uomini che tra le donne – nota Maria Gioia Rosellini, titolare dell’azienda agricola Ca’ Orologio di Baone, incontrata come le altre in questa pagina alla mostra di donne del vino degli Euganei – ma si sa che queste ultime hanno di norma un olfatto più sensibile, sentono quello che gli uomini non percepiscono. Riguardo al palato forse gli uomini, almeno tra i degustatori esperti, detengono però ancora il primato», ammette.
La Rosellini è tra le più note vignaiole dei Colli Euganei, anche se la sua azienda ha iniziato a vinificare in proprio solo dal 2002. Arrivata all’agricoltura per passione, all’inizio ha dovuto affrontare l’inevitabile problema del conciliare figli e lavoro. «Essere imprenditrice è comunque difficile – racconta – bisogna dividersi tra la famiglia, l’attività e l’azienda. All’inizio avevo solo due ettari ma facevo tutto io: e il vino ha periodi in cui non lascia spazio ad altro». Da subito è maturata la scelta per il biologico. «Avevo i bimbi piccoli – spiega la Rosellini – e andavo tra i filari con il trattore: non mi piaceva spruzzare prodotti. Devo anche dire che fare bio sugli Euganei non è difficile, ci sono condizioni favorevoli». Come la vedono i colleghi maschi? «Una volta qualcuno che mi prendeva un po’ sottogamba c’era e quando arrivava in cantina mi chiedeva “Ma dov’è tuo papà?” Oggi non è più così».

Anche Quota 101, azienda di Torreglia, sta convertendo al biologico i suoi vigneti per motivi simili. «Durante la prima vendemmia ho scoperto che sarebbe nata la mia bambina e come ogni persona che diventa genitore ti preoccupi di   quello che lascerai a tuo figlio. La nostra famiglia ha fatto subito la scelta di permettere a Viola di vivere in un posto il più pulito e sano possibile», rivela Silvia Gardina, contitolare assieme alla sorella Roberta. Anche questa azienda è nata per passione da una famiglia rodigina innamoratasi dei Colli Euganei. In pochi anni è diventata una delle più dinamiche e i suoi vini sono stati certificati Biodiversity Friend, la certificazione per la tutela della biodiversità in agricoltura. C’è un vino che piace in particolare a Quota 101? «Noi crediamo molto nel Fior d’arancio in versione secca, un vino che piace anche soprattutto alle giovani che si avvicinano al mondo del vino», spiega la Gardina.

A Carbonara di Rovolon, l’azienda agricola Reassi oggi è invece condotta da Francesca Callegaro. «L’azienda è stata iniziata molti anni fa da mio suocero, che faceva il vino con grande passione e la trasmise ai figli. Adesso mi sono trovata io, la nuora, quasi per caso, a portare avanti l’attività». Un impegno che la Callegaro trova particolarmente appropriato per una figura femminile. «Alle donne piace fare le cose bene, sono meticolose e un po’ cocciute. Questo penso sia un bene e credo sia anche di stimolo ai viticoltori uomini a migliorare».
La ricerca della qualità attrae al vino le donne, come la sfida dei profumi per il naso e dei sapori per il palato. «Puntando sulla qualità, come stiamo facendo qui sui colli, si riscopre la vera natura dell’uva e della terra dove cresce. Tutto questo si ritrova nei sapori che inebriano e affascinano, fanno scoprire un mondo dove ci si può finalmente fermare a riflettere». La proposta è allora quella di degustare vitigni autoctoni, come il Pinello che si fa da un’uva tipica degli Euganei, alternativa a Serprino e Prosecco.

(Articolo pubblicato anche su La Difesa del Popolo del 4 aprile 2016)

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